Costaripa riscrive i principi del rosè

Costaripa è una bella realtà vitivinicola che si affaccia sulle sponde bresciane del Lago di Garda. Una storia di passione e famiglia che è arrivata alla terza generazione. Oggi incontriamo Mattia Vezzola, che oltre a parlarci dell’azienda, ci introduce nel mondo dei vini rosè.
Mattia è stato premiato più volte come miglior enologo dell’anno, in Italia e all’estero, e i suoi vini godono come lui di grande fama, avendo ottenuto nel corso delle annate importanti premi e riconoscimenti.
La storia di Costaripa

Tutto ha inizio quando il senatore Pompeo Molmenti sposa Amalia Brunati, appartenente ad una ricca famiglia aristocratica di Salò, che gli porta in dote una villa a Moniga del Garda, con un podere coltivato a vite di 15 ettari.
Era un personaggio che potremmo definire all’avanguardia e che, grazie ad un viaggio a Bordeaux per lavoro, si innamora dell’agricoltura bordolese. Assolda quindi due enologi e li porta nei suoi terreni per una consulenza.
Quando arrivano, stiamo parlando del 1890, constatano che, al dì là dei suoli che sono fondamentalmente leggeri – il Lago di Garda si sa, è di origine glaciale, quindi con diverse tipologie di terreno, non solo argilloso – è soprattutto il microclima ad essere perfetto, tanto da potersi definire tipicamente mediterraneo. Il luogo più a Nord del mondo dove si gode di queste caratteristiche.
Quindi questi due enologi consigliano al senatore Molmenti di dedicare la viticultura alla realizzare di rosé, così come veniva fatto in Provenza. Già dal 1800 infatti, Costaripa è gemellata con questa regione francese, rapporto che si è consolidato negli ultimi quattro anni, grazie ad una promozione per i rosé in tutta Europa.

Le fama di questa azienda però è merito di Mattia Vezzola senior, nonno, dell’omonimo da noi intervistato, che nel 1936 acquistò questi vigneti e produsse il suo primo Chiaretto di Moniga.
Con gli anni passò il suo amore per queste terre e la sua passione per la produzione di vino, prima ai figli Bruno e Franco, e poi nel figlio di Bruno, Mattia, il quale, dopo aver viaggiato in terra di Champagne, decise di realizzare nella sua terra, spumanti complessi, eleganti e longevi, sull’esempio dei celebri vini francesi.
L’effervescenza è sempre stata considerata una futilità nel mondo dell’enologia, al contrario io la considero una cosa molto seria, complessa e affascinante – Mattia Vezzola
Tradizione, studi, ricerca e passione sono i motori che muovono Costaripa, i cui vini deliziano chi già li conosce e conquisteranno coloro che non li hanno ancora assaggiati. Oggi con Mattia Vezzola approfondiamo il mondo dei rosè.

Cosa significa viticultura dedicata al rosè?
Dobbiamo innanzitutto pensare che per fare i rosé bisogna pensare allo champagne. Ovvero fare una viticultura e un’enologia esattamente con lo stesso metodo.
Questo vuol dire vinificare ogni vigna separatamente, per poi assemblare a freddo i vari vini, non per creare la qualità, che dovrebbe essere un requisito scontato, uno stile di alto profilo, che rappresenta la qualità oggettiva del vino.
Che differenza c’è tra un pinot nero dello champagne e un pinot nero della Bordogna?
Sempre di un pinot nero si parla, ma i biotipi sono per gli champagne la buccia è negativo, quindi è meglio che ci sia l’acino un po’ più grosso, mentre per la Bordogna la buccia è un positivo; quindi, l’acido è meglio che sia un po’ più piccolo.
Per far sì che questo pinot nero si divida in due diversi biotipi serve tempo. Si dice che ‘per iniziare a parlare di vino, serva una vigna che abbia perlomeno 100 anni, gestita almeno da tre generazioni’.
Diciamo quindi che, dopo che tuo nonno ti ha dato le vigne, tuo padre ha selezionato le gemme migliori di quelle vigne, facendo il suo vigneto e io ha fatto altrettanto, si è creato così un biotipo destinato ad una tipologia di vino. Nel caso dei rosé il biotipo è concettualmente pensato come fare uno champagne.
I rosè hanno una propria identità, ma solo se provengono da un’agricoltura di grande qualità e da una tecnologia di altissimo profilo.
Il plus della nostra zona è il terroir ovvero l’interazione costante tra il sottosuolo, il soprasuolo, l’uomo e il sole. Questa combinazione rende il vino unico, differente da tutti gli altri con una sua nota identificativa.
La bellezza fa parte della qualità come le sfumature del mio rosè
In questa terra di vini rosati, dove l’uva principale è Groppello, Costaripa ha rivisitato il patrimonio locale con la sua firma RosaMara, una delle espressioni più raffinate del rosé italiano.
“Oggi più che mai vogliamo sfatare i pregiudizi legati ai rosé italiani e mostrare il loro potenziale. Il RosaMara è il simbolo di questo percorso: un vino elegante, longevo, capace di attraversare il tempo e di sorprendere ad ogni sorso” Matteo Vezzola.
Il RosaMara nasce dall’assemblaggio di Groppello Gentile (50%), Marzemino (30%), Sangiovese (10%) e Barbera (10%), le cui uve provengono da vigneti con un’età media superiore ai 25 anni.
Una fase importantissima per questi vini è la vendemmia che avviene all’alba per avere la temperatura perfetta fredda, così che la buccia sia più consistente.
La vinificazione segue la tradizionale tecnica “a lacrima”, con l’obiettivo di estrarre dalla buccia tutti i profumi, il sapore, i sali minerali, la parte dei polifenoli. estraendo esclusivamente la parte più pura e nobile dell’acino.
A questo si affianca la fermentazione in piccole botti di rovere bianco per 6 mesi, che conferisce al vino maggiore complessità, senza sovrastarne la freschezza e la delicatezza espressiva, con una grande longevità fino a 3-4 anni senza flettere di un minimo il suo carattere.
RosaMara 2024

La nuova annata, pur essendo un vino giovane, non risulta un vino transitorio, ma una tipologia nobile e trasversale, adatta ad accompagnare l’intero pasto e in grado di sfidare il tempo grazie a un’attenta selezione delle uve, una vinificazione meticolosa e un affinamento che ne esalta l’eleganza e la complessità.
Un vino che, col suo color rosa appena fiorita e la sua firma stilistica, rappresenta appieno lo stile dell’azienda: un rosé di struttura, profondità e longevità, capace di andare ben oltre l’idea convenzionale del rosato da aperitivo.
Il profumo invitante stimola la piacevolezza, mentre il sorso risulta succoso, secco senza residualità zuccherina, energico, vibrante e salino, con una buona verticalità con tessitura setosa e armonica.
Perfetto come aperitivo, ma anche in abbinamento ad un pesce bianco crudo, ricciola, dentice, capasanta scottata alla plancia, pepata di cozze e ogni tipo di insalata mediterranea.
RosaMara 2019

La 2019 è stata un’annata caratterizzata da una primavera povera di pioggia e di un aprile che stranamente ha imbiancato le montagne sopra i 1100 mt. I mesi successivi veramente atipici per un’area definita temperata, maggio con frequenti rovesci piovosi e giugno con temperature oltre i 37 gradi.
Di conseguenza la fioritura è stata leggermente tardiva e la produzione inferiore alle aspettative, ma nonostante questo il livello rimane altissimo.
Il colore rimane rosa perlaceo, ma più carico rispetto il 2024, il profumo leggermente speziato e sottile nella più fresca eleganza ed il sapore risulta armonico, ampio, ricco di ottima persistenza e sapidità. Lungo il finale con leggerissimo retrogusto di mandorla amara.
Molmenti Valtesi 2019

Costaripa intitola il suo vino più iconico a Pompeo Molmenti, di cui abbiamo parlato all’inizio, uno dei vini più famosi della Riviera del Garda.
Un rosè nobile, elegante e longevo, nato da uve selezionatissime raccolte alle prime luci del mattino e vinificate con la parte più nobile dell’uva ottenuta dalla tradizionale “vinificazione a lacrima”. Il contatto con le bucce è breve, “il tempo di una notte” come si usa dire, per estrarre in modo ottimale aromi, sapori e sali minerali.
Un vino dal colore rosa lucente cristallino, unico nel suo genere, con tenui riflessi color perla, dorati con il tempo.
Il profumo è ricco e complesso, mentre il sapore è una perfetta corrispondenza gusto-olfattiva. Tessitura avvolgente, con spessore, ampio e complesso con un’originalissima sapidità e persistenza.
Risulta ideale con cibi mediterranei, crostacei, tonno cotto e crudo, spada marinato agli agrumi. Carpaccio di vitello o carne bianca in crema di tartufo di stagione.
Molmenti Valtesi 2011

Il fratello maggiore del vino precedente, una sfida di Mattia Vezzola, che è la dimostrazione della longevità di cui possono essere capaci certi vini a torto considerati erroneamente ‘leggeri’.
Il colore è analogo al precedente, ma più intenso, avendo acquisito col tempo anche delle sfumature dorate, così come il profumo che al naso risulta più dolce.
All’assaggio risulta un vino ancora più rotondo e goloso, di quella dolcezza priva di zucchero che i francesi chiamano sucrosité, con note che ricordano cioccolato bianco e mandorle amare.
Un vino, come i precedenti, facile da abbinare, ma perfetto anche da degustare da solo.