Il meglio ed il peggio sulle passerelle della Mecedes Benz Fashion Week

Il meglio ed il peggio sulle passerelle della Mecedes Benz Fashion Week

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New York chiude la sua settimana della moda festeggiando i 10 anni di Francisco Costa da Calvin Klein. E lo fa con una festa ad alto tasso di celebrità agli Spring Studios, con una performance esclusiva di Pharrell Williams per Naomie Harris (Skyfall), Nicole Kidamn, Rooney Mara (la testimonial del nuovo profumo Downtown) e molti altri prestigiosi ospiti.

Ma prima del party, si è svolta la sfilata per creare la quale lo stilista brasiliano ha tratto ispirazione da Basquiat, Picasso, Madonna, e Gordon Matta Clark, celebre per i suoi ‘building slashed’, gli edifici tagliati. Ed i suoi abiti sono infatti così, giacche, soprabiti, pantaloni da pittore con alti risvolti che Costa ha presentato in materiali in pelle tessuta e il serpente leggerissimo e traforato. 



Il nero e il bianco, caratteristici del marchio, sono pervasi da inattese note di colore, come il rosso e smeraldo che spuntano dalle cuciture precise e variegate o in ampie pennellate. Tante piume intessute e tante frange soprattutto nella sera stile Charleston.

Ma l’ultima giornata ha visto anche sfilare nel casermone buio del 69th Street Armory su Park Avenue, Marc Jacobs che ha presentato su un set apocalittico di una spiaggia in declino, un autobus sventrato, sigarette e bottiglie rotte per terra sulla sabbia nerastra, modelle dalle unghie marroni e dal look arcigno, con giacche da marinaio appesantite da pompon e alamari, colori tetri, maniche lunghe e collo alto.

Colori e insiemi quasi invernali ed uno stile non proprio consono allo stilista che, nel backstage ha confessato di aver preso ispirazione dal Burning Man, un art festival del Nevada in cui si brucia l’effigie di un uomo. In piedi ad applaudire c’erano Drew Barrymore e Sofia Coppola.

Ralph Lauren torna invece al suo primo amore: l’Inghilterra. Quella della Swingin’ London di Twiggy e Jane Shripton con anche richiamami a Jackie O’. La prossima primavera estate dello stilista americano è all’insegna dei volumi molto scolpiti e dei colori vibranti.

C’è la classicità di quegli anni ma in chiave ‘tailoring’ molto sofisticato con tessuti inusuali come la garza di cotone per la sera e linee semplici e scivolate con una scelta di maniche, da molto lungo a molto corto. Si va poi dal bianco e nero con grafismi, a tanto colore monocromatico verde mela, giallo sole, arancio, blu cobalto.

L’estroso marchio di Jack McCollough e Lazaro Hernandez, Proenza Schouler, ha sfilato in un palazzo per uffici di Midtown all’insegna della ‘casalinghitudine’ ovvero la casa come luogo di rifugio dove indossare abiti ampi, giacche squadrate e blazer di rigido ‘crepe’.

Eclettica l’ispirazione, dal design dei mobili modernisti anni Cinquanta della West Coast con il loro uso di legno e cromo, alle sete intrecciate dei tessuti marocchini al movimento Arte Povera.

Ispirazione vittoriana per Anna Sui che presenta fatine ispirate a quell’epoca dopo aver visitato la mostra sui preraffaelliti alla Tate Britain di Londra. Abiti romantici, adatti però anche per essere indossati ad un festival rock.

Tra i capi mandati presentati tante giacche evanescenti che svolazzano come ali, cardigan lavorati all’uncinetto come pizzi e chimono indossati su abitini a fiori per non dimenticare l’ispirazione bohemien che è un trademark del marchio. In passerelle anche proposte uomo con short da basket, camicie larghe stampate e pantaloni sopra la caviglia scamosciati.

Per Philosophy l’ispirazione è la foto vintage di una ragazza a Capri. ‘Non ne potevo più dei nuovi materiali’ – ha commentato Natalie Rabatesi, designer per la seconda collezione consecutiva del brand giovane di Alberta Ferretti, che spiega così il ritorno al romanticismo e alla fluidità dei tessuti organici, il cento per cento lino, seta, chiffon.

La collezione, presentata in uno studio fotografico bianco candido di Chelsea, è in bilico tra il maschile e il femminile, e propone sandali bassi ed un mix di pezzi sportivi e street style presi a prestito nell’armadio del fidanzato come i pantaloni da skater e i bomber overside coperti di ricami bianco su bianco come se fossero tatuaggi.

Il romanticismo pervade anche la passerella di Michael Kors. Le sue proposte si collocano tra anni Quaranta e Settanta. Lo stilista ha pensato a Katharine Hepburn e Lauren Hutton come eroine di un look casual ma raffinato.

‘L’idea di un amore primaverile, un amore d’estate’, così l’ha definito, con l’abito di fiorellini ricavato da tessuto denim accompagnato da sandali imponenti di cocco. Tailleur di cachemire e cotone a ventagli all’uncinetto che consente al traforato di lasciar intravedere le gambe e capi che confermano la teoria dello stilista del ‘senza stagione’, ovvero come nell’era del global warming e della globalizzazione ogni capo debba poter essere indossato in qualsiasi momento dell’anno.

La collezione del norvegese Andreas Melbostad, anch’esso alla sua seconda stagione col marchio di Renzo Russo Diesel Black Gold, punta su forza e fragilità e combina elementi da mondi opposti. Parla un vocabolario forte con l’irriverenza di materiali diversi accostati: asolette di metallo, cerchietti a specchio e borchie introducono accenti industriali giustapposti a tessuti romantici e leggeri: seta crepe de chine, georgette e sangallo. Il tutto presentato nella spettacolare cornice della Vanderbilt Hall di Grand Central Station.

Un po’ scioccante la linea presentata da Thom Browne. Lo stilista, venuto dalle terre degli Amish, che ha vestito per l’inauguration 2012 Michelle Obama, sembra aver cambiato stile ed optato per una ‘american horror story’, come è stata definita da qualcuno del pubblico su Twitter, in bilico tra Miss Havisham di Great Expectation e un cast di True Blood, con manichini alla Maurizio Cattelan impiccati al soffitto e modelle che sfilano con un trucco ‘white face’.

Tutta un’altra collezione quella di Donna Karan. Il punto di partenza è una sciarpa di cui si è innamorata durante un viaggio in India. ‘L’oggetto che copre quel che vuoi nascondere, espone quel che vuoi mostrare e si muove col corpo’. E dunque body-suit e sciarpa, per la stilista che negli anni Ottanta ha inventato la divisa delle donne in carriera.

Tommy Hilfiger ha trasformato un capannone del Pier 55 sull’Hudson in una spiaggia di Malibu, con tanto di sedia del bagnino sulle dune e tavole da surf e in questa location ha presentato una collezione allegra ed arcobaleno che cattura lo stile giovane del Golden State, e nella quale ha rivisitato la polo da college in un miniabito con la zip di neoprene bordato di pelle in colore contrastante.

Mentre Diana von Furstemberg, nominata nel 2012 da Forbes la donna più influente nel campo della moda, mescola nero e bianco con tocchi cremisi. La sua eroina mescola tranquillità e joie de vivre. Ad inaugurare la sfilata il classico ‘wrap dress’ in fantasie optical con la gonna svasata, ampia, gonfia e sorretta dal sottabito, poi rivisitata con un top a corsetto.

Abiti candidi, tuniche corte e morbide indossate su pantaloni ampi. Zebre e leoni adornano sofisticati abiti stampati come quello indossato da Diane a fine passerella, sulla quale ha sfilato la sempre splendida Naomi Campbell.

La primavera-estate 2014 di Y3 è caratterizzata dalla svolta grafica del nuovo art director Peter Saville, famoso per aver creato gli art work dei dischi di band come Joy Davidson, New Order e Suede. Saville ha cercato ispirazione nella vastità di Internet da cui ha attinto immagini e parole su forum online e social network.

Queste le stampe usate sui capiti tipici della tradizione americana rivisitati in chiave sartoriale giapponese usando in modo pionieristico un tessuto rivoluzionario: una maglia retro-rifrangente grazie alla quale un indumento sportwear, tradizionale all’apparenza, di fatto emette luce rivelando messaggi nascosti e visibili solo in determinate condizioni di luce.

Dopo quindici anni e oltre trenta sfilate sulla passerella newyorkese, Custo Barcelona non smette di stupire e presenta una collezione che trae linfa dalla fusione di colore, grafica e materiale. I 64 capi presentati dal direttore creativo Custo Damrau, seguono la filosofia di essere sofisticato giocando sull’accoppiamento di tessuti diversi e di altrettanti colori.

E’ una collezione chic, femminile che ingloba anche una linea di biancheria intima svelata da un sottile gioco di trasparenze. Si spazia da abiti deshabillé a cappotti ovesize. Pantaloni ampi e avvolgenti convivono perfettamente con mini short. Persino il costume diventa abbigliamento vero e proprio, da indossare anche lontano dalla spiaggia. I colori spaziano dal bianco al nero con toni come il rosa, l’arancio, il rosso, il verde lime, l’ocra, il blu metallico e il lilla, tutti illuminati da tocchi d’oro metallizzato.

Lacoste è tornato al suo Dna grazie allo studio sugli archivi della maison dello stilista Felipe Oliveira Baptista, il 35enne portoghese che dal 2010 è il direttore creativo del brand. La grafica del campo da tennis rielabora un trench o un cappotto estivo. Shirt e gonne a trapezio come quelle delle tenniste. Parka e giacche per un safari urbano.

Il look per la primavera-estate 2014 è adatto dalla sera al giorno. I colori classici Lacoste sono attenuati dalla luce bianca del sole estivo: il rosso lascia spazio a variazioni di rosa, marrone argilla, beige rosato.
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