Vinitaly 10 novità e tendenze imperdibili dal mondo del vino

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Vinitaly si conferma ancora una volta l’ombelico del mondo per chi ama il lifestyle e l’eccellenza enologica, trasformando Verona in un laboratorio a cielo aperto dove il “saper fare” italiano incontra le nuove esigenze globali.

Non è solo una fiera, ma il palcoscenico dove prendono forma i desideri dei consumatori di domani: più consapevoli, curiosi e attenti alla sostenibilità.

Quest’anno, tra i padiglioni affollati e le degustazioni esclusive, è emerso un quadro chiaro: il mondo del vino sta vivendo una rivoluzione silenziosa ma profonda.

Dall’ascesa dirompente dei vini dealcolati (o a bassa gradazione), pensati per un pubblico giovane e dinamico, alla riscoperta quasi archeologica di vitigni autoctoni dimenticati, la parola d’ordine è una sola: identità.

Ma non è solo una questione di contenuto. Le tendenze emerse parlano anche di forma, con packaging eco-friendly che sfidano il vetro tradizionale e un approccio sempre più orientato all’enoturismo di lusso, dove la bottiglia diventa il biglietto da visita per esperienze sensoriali complete.

In questo clima di fermento, ho selezionato per voi le proposte più interessanti, oltre a Fuoricasa, il nuovo Pelaverga di Cordero di Montezemolo, che ho avuto il privilegio di degustare in anteprima.

Ecco 10 novità presentate a Vinitaly che riscriveranno le regole della vostra cantina (e dei vostri brindisi) per la prossima stagione.

Giusti Wine a Vinitaly da zio a nipote

Vinitaly

Il nuovo capitolo di Giusti Wine ha il sapore di un passaggio di testimone generazionale. Durante Vinitaly 2026, l’azienda di Nervesa della Battaglia presenta “Gabriele”, un Manzoni Bianco Asolo Montello DOC che è molto più di una nuova etichetta: è un tributo affettuoso di Ermenegildo Giusti a suo nipote, l’enologo Gabriele Zanatta.

Nato tra i filari della Tenuta Abazia e cresciuto con una formazione tecnica d’eccellenza, Gabriele rappresenta il futuro della cantina.

Inizialmente, lo zio Ermenegildo era titubante all’idea di produrre un bianco così strutturato, temendo che il mercato estero non lo comprendesse. Tuttavia, la tenacia del nipote e la qualità sorprendente emersa durante l’affinamento lo hanno fatto ricredere, dimostrando che il Montello è capace di esprimere bianchi di grande carattere e longevità.

Il vino riflette la personalità del giovane enologo: tenace, elegante e profondo. Al naso si presenta con un bouquet ricco di frutta gialla e note aromatiche di timo e maggiorana, mentre al palato bilancia perfettamente sapidità e morbidezza.

Anche l’estetica celebra il territorio: l’etichetta ritrae una beccaccia, simbolo del Montello, pronta a spiccare il volo verso nuovi orizzonti, proprio come Gabriele.

Disponibile da metà aprile, questa nuova scommessa firmata Giusti Wine promette di diventare un punto di riferimento per gli amanti dei vitigni autoctoni che cercano nel calice una storia vera da raccontare.

Maculan: una storia lunga 50 vendemmie

C’è un’intera vita dedicata alla vigna dentro l’ultima, esclusiva creazione firmata Maculan.

Per celebrare il mezzo secolo di carriera di Fausto Maculan, l’istrionico produttore che ha messo la DOC Breganze sulla mappa dell’enologia mondiale, l’azienda ha presentato un’edizione limitata che è già un oggetto del desiderio per i collezionisti: “Una storia lunga 50 vendemmie”.

Questo vino non nasce da una vendemmia tradizionale, ma da un gesto simbolico e quasi alchemico compiuto durante la festa per il giubileo lavorativo di Fausto nel 2023.

In quell’occasione, sono state selezionate 300 bottiglie della riserva storica dell’azienda — tra cui i celebri rossi Fratta e Palazzotto — e unite direttamente in un’unica barrique per un lungo riposo durato oltre due anni.

Il risultato è un’opera irripetibile racchiusa in sole 300 bottiglie numerate a mano dallo stesso Fausto, la cui grafia decora l’etichetta.

Custodito in una raffinata cassetta di legno, questo vino rappresenta la sintesi perfetta tra la tradizione di una famiglia che ha superato le crisi storiche del settore e la visione moderna che oggi vede le figlie, Angela e Maria Vittoria, affiancare il padre nella gestione degli storici vigneti di Breganze.

Distribuito esclusivamente su assegnazione, il vino non è solo un omaggio a un uomo, ma il racconto liquido del rinascimento del vino italiano, concentrato in un blend che promette di essere profondo, complesso e, proprio come il suo creatore, decisamente fuori dal comune.

Il Cartizze si fa rigoroso: a Vinitaly l’essenza extra brut di Val d’Oca

Val d’Oca non è soltanto un brand, ma il cuore pulsante di una collina dove la Glera raggiunge la sua massima nobiltà. Il marchio, espressione d’eccellenza della Cantina Produttori di Valdobbiadene, è diventato negli anni il punto di riferimento per chi cerca l’autenticità delle colline trevigiane, oggi tutelate dall’UNESCO.

Con una visione che guarda sempre più all’alta ristorazione, l’azienda ha saputo trasformare un paesaggio fatto di strade a zig-zag e filari scoscesi in un’icona di stile apprezzata a livello internazionale.

La grande novità presentata a Vinitaly è una vera sfida alle tradizioni: il Cartizze Prosecco Superiore Extra Brut. Se storicamente questo cru è stato associato a note più amabili e dolci, Val d’Oca decide di percorre la strada del rigore e della verticalità.

Con un residuo zuccherino quasi nullo, meno di 2 g/l, questo vino si spoglia di ogni eccesso per rivelare l’anima pura del vitigno e la sapidità minerale del suolo da cui nasce.

Nel calice, l’esperienza si fa subito raffinata grazie a un perlage fine e persistente che danza su riflessi verdolini. Al naso emerge una sinfonia di fiori bianchi e glicine, arricchita dai sentori classici di pera e mela verde che sfumano in un finale agrumato.

È un vino che conquista il palato con la sua freschezza tagliente e una pulizia di bocca assoluta, rendendolo il compagno ideale per un lifestyle contemporaneo, dove il lusso risiede nella semplicità e nell’eleganza di un sorso senza compromessi.

Monte del Frà a Vinitaly 2026: il tempo come ingrediente segreto

Monte del Frà mette al centro della scena il valore dell’attesa. La storica azienda di Sommacampagna ha presentato in anteprima assoluta il Bonomo Sexaginta Custoza Riserva 2022: un’evoluzione identitaria che, per la prima volta, abbraccia la dicitura “Riserva” grazie a un prolungamento dei tempi di affinamento.

Un vino minerale e profondo, figlio delle colline moreniche, che arriverà sul mercato il prossimo autunno.

La manifestazione veronese è anche l’occasione per celebrare un anniversario importante: i vent’anni della Tenuta Lena di Mezzo a Fumane.

Acquisita nel 2006, questa tenuta nel cuore della Valpolicella Classica rappresenta la visione lungimirante della famiglia Bonomo nel valorizzare terroir differenti e complementari.

Come sottolineato dal CEO Marica Bonomo, la scelta di lasciare al vino i propri ritmi naturali è una dichiarazione d’amore verso le proprie radici e una promessa di qualità per il futuro.

Riscoperta come evoluzione: il nuovo volto di Cavit

Cavit non è solo una grande realtà cooperativa che riunisce oltre cinquemila viticoltori, ma un vero laboratorio di innovazione che utilizza la tecnologia per ascoltare la voce della terra.

Quest’anno, il gigante trentino ha scelto di puntare su due vitigni che raccontano una storia di “qualità accessibile”, dimostrando come anche le grandi scale possano offrire prodotti d’identità raffinata.

Attraverso il sistema PICA, una sorta di GPS d’avanguardia che mappa ogni singolo filare, Cavit ha dato vita a due etichette che intercettano perfettamente i desideri del consumatore moderno: freschezza, leggerezza e autenticità.

La prima grande novità è il Pinot Bianco Bottega Vinai. Nato dopo quattro anni di studi accurati, questo bianco rifugge l’uso del legno per cercare la massima purezza. È un vino che nasce dall’incontro di due mondi: l’influenza mite dell’Alto Garda e la freschezza acida della Vallagarina.

Il risultato è un calice lucente, dominato da note di mela verde e fiori bianchi, pensato per chi cerca un’eleganza sottile e una bevibilità immediata, distaccandosi dalle versioni più strutturate tipiche dei territori vicini.

Accanto al bianco, brilla la riscoperta della Schiava Cum Vineis Sclavis. Se negli anni Ottanta questo vitigno dominava il Trentino, oggi è una perla rara che sopravvive solo nelle zone collinari più vocate.

Cavit l’ha reinterpretata tornando alla vinificazione in rosso tradizionale, ottenendo un vino che è un vero inno alla modernità: gradazione moderata, colore rubino brillante e profumi fragranti di ciliegia e lampone con un finale di mandorla. È la scelta perfetta per chi ama i rossi versatili e agili, capaci di raccontare un’anima antica con un linguaggio assolutamente contemporaneo.

La Revolution En Rose: il nuovo volto del Brachetto d’Acqui

Il Monferrato si tinge di nuove sfumature a Vinitaly 2026, celebrando un anniversario d’oro: i trent’anni della DOCG. Il Consorzio Tutela Vini d’Acqui, custode di un paesaggio Patrimonio dell’Umanità UNESCO tra Alessandria e Asti, approda a Verona con un rebranding totale che parla il linguaggio del design contemporaneo.

Il nuovo logo, una rosa stilizzata, non è solo un omaggio estetico, ma un richiamo sensoriale immediato al profumo che rende questo vitigno unico al mondo. Se un tempo il Brachetto era relegato al momento del dessert, oggi si presenta come l’anima dell’aperitivo moderno e della mixology d’autore.

La vera sorpresa di questa edizione è la metamorfosi stilistica della denominazione. Accanto alla tradizionale e amata versione dolce, i riflettori sono puntati sulla versione secca e sull’Acqui DOCG Rosé, sia fermo che spumante.

Con il suo color rosa cipria accattivante e note di violetta e lampone, questo vino si propone come l’alternativa glamour e sapida per chi cerca freschezza e versatilità nel calice. È la risposta piemontese ai trend internazionali, capace di conquistare mercati esigenti come gli Stati Uniti e la Corea del Sud.

Ma non è tutto: il Brachetto torna anche alle sue origini con l’Acqui DOCG Rosso secco. Un vino che già a fine Ottocento accompagnava i pasti e che oggi riconquista la tavola grazie ad aromi di rosa canina e una struttura morbida, perfetta persino con piatti complessi o formaggi stagionati.

Tra laboratori di cocktail guidati dai migliori bartender e degustazioni che sfidano l’abbinamento col salato, il Brachetto d’Acqui dimostra che l’eleganza aromatica non ha limiti di orario, trasformando ogni brindisi in un’esperienza sensoriale avvolgente e fuori dagli schemi.

La dolce vita in un sorso a Vinitaly: il nuovo Prosecco by Follador

La storia della famiglia Follador affonda le radici nel lontano 1769, quando persino il Doge di Venezia ne premiò l’eccellenza. Oggi, con nove generazioni di esperienza alle spalle e il cuore pulsante tra le colline del Prosecco Superiore DOCG, l’azienda di Col San Martino è un pilastro della tradizione trevigiana che non smette mai di evolversi.

A Vinitaly 2026, i fratelli Follador hanno deciso di parlare un linguaggio nuovo, portando la loro sapienza enologica verso un orizzonte più ampio e internazionale con il lancio di PROSECCO by Follador.

Questa nuova linea è un vero inno alla convivialità italiana e allo stile di vita spontaneo e raffinato tipico della “Dolce Vita”. Pensata espressamente per il canale retail, si distingue per un’estetica d’impatto che comunica solidità fin dal primo sguardo.

Il logo raffigura infatti l’effige di un uomo, simbolo di quella cultura del lavoro e di quella sapienza artigianale che sono il segreto profondo del Made in Italy. Non si tratta solo di una bottiglia, ma di un invito a condividere il piacere dello stare insieme attraverso tre interpretazioni nate da uve coltivate con cura, capaci di unire memoria e innovazione.

La collezione esplora diverse personalità per accontentare ogni palato contemporaneo. Si passa dal Prosecco DOC Brut, l’anima più essenziale e asciutta dedicata a chi ama la vivacità della Glera in purezza, all’elegante Rosé Millesimato Brut, che incanta con il suo rosa tenue e le note romantiche di piccoli frutti rossi nate dall’unione con il Pinot Nero.

Per chi invece cerca morbidezza e una versatilità totale, l’Extra Dry offre un sorso armonioso, profumato e leggero, ideale per un aperitivo che vuole essere accessibile ma di estrema classe. Con questa proposta, Follador dimostra che la grande qualità può diventare un lusso quotidiano, capace di raccontare l’eccellenza italiana a un pubblico dinamico e cosmopolita.

L’Amarone che sa attendere: il rigore poetico di Tenuta Santa Maria

Nel cuore pulsante della Valpolicella Classica, tra le mura settecentesche di una villa neoclassica che sembra uscita da un dipinto, la famiglia Bertani custodisce una delle eredità più preziose dell’enologia italiana. Tenuta Santa Maria non è solo una cantina, ma un progetto unitario dove architettura e paesaggio si fondono con una viticoltura d’altri tempi.

Sotto la guida di Giovanni e Guglielmo Bertani, l’azienda porta avanti la visione contemporanea di Gaetano Bertani, considerato uno dei padri dell’Amarone moderno: un vino che rifugge le eccessive dolcezze per cercare un equilibrio secco, verticale e di straordinaria longevità.

Il protagonista assoluto a Vinitaly 2026 è il Brolo dei Poeti Amarone Classico Riserva DOCG, un vino che nasce seguendo pratiche ormai rarissime. Le uve provengono da un clone esclusivo di Corvina e maturano in un “brolo”, un vigneto cintato da antiche mura in pietra che ricorda i prestigiosi clos della Borgogna.

Qui, l’artigianalità è quasi maniacale: l’appassimento delle uve avviene in modo interamente naturale su tradizionali arelle di canna, sfruttando solo la ventilazione spontanea dei fruttai storici. È un processo lento, che rispetta i ritmi della natura e prepara il vino a un percorso evolutivo fuori dal comune.

Ciò che rende il Brolo dei Poeti una vera icona di lifestyle è la sua incredibile pazienza: questo Amarone affronta infatti un invecchiamento di ben 14 anni in botti grandi di rovere di Slavonia. Il risultato è un sorso di un’eleganza aristocratica, capace di raccontare la storia di un territorio con una pulizia e una freschezza sorprendenti.

Il nome stesso è un omaggio alla cultura del Settecento e al poeta Ippolito Pindemonte, che proprio in questi giardini cercava ispirazione. Un calice che non è solo una bevanda, ma una sintesi matura di heritage, tempo e sapere umano, perfetto per chi cerca nel vino un’esperienza meditativa e profonda.

L’anima green della Franciacorta a Vinitaly: il nuovo Millé di Muratori

La famiglia Muratori rappresenta da oltre venticinque anni l’essenza della Franciacorta, con una visione che unisce una profonda conoscenza scientifica del suolo a una sostenibilità d’avanguardia.

La loro cantina, Villa Crespia, è un capolavoro di bio-architettura ipogea che sfrutta la gravità per proteggere la materia prima, mentre i vigneti ospitano uno dei primi impianti agrivoltaici in Italia. A Vinitaly 2026, questa storica realtà di Adro presenta il Millé Franciacorta Extra Brut 2021, un millesimato che vuole essere la voce purissima di un’annata fresca e tipicamente franciacortina.

Questo spumante nasce esclusivamente da uve Chardonnay coltivate in parcelle che hanno superato i vent’anni d’età, distribuite strategicamente in tutte le sei unità vocazionali della zona. La scelta della versione Extra Brut non è casuale.

Muratori ha voluto eliminare ogni orpello per lasciare che il territorio si esprimesse con la massima precisione. Il risultato è un vino che racconta la ricchezza dei suoli morenici attraverso un sorso vibrante, dove la freschezza acida e la sapidità si fondono in una struttura elegante e persistente.

Al calice, il Millé 2021 seduce con un colore giallo paglierino dai riflessi verdolini e un bouquet che spazia dalle note di camomilla al pompelmo, fino a sfiorare delicate sfumature di vaniglia. In bocca è una piccola esplosione di fragranza: croccante, cremoso e animato da una bollicina sottile che richiama i sentori del limone della Costiera e della pesca bianca.

È il Franciacorta perfetto per chi cerca un lifestyle consapevole e ricercato, capace di unire l’eccellenza artigianale a un impegno concreto verso il futuro del pianeta.

Archeologia enologica in Abruzzo: il ritorno della Maiolica

Nella visione della Famiglia Di Carlo – Vignamadre, il vino è un’eredità da custodire intatta per le generazioni future, un concetto che trova la sua massima espressione nella linea Giannicola Di Carlo. La grande novità portata a Vinitaly 2026 è Iconic Maiolica, un Terre d’Abruzzo IGP che rappresenta un vero e proprio recupero di archeologia enologica.

La Maiolica è infatti un vitigno autoctono a bacca nera, raro e preziosissimo, documentato nel territorio di Ortona già dalla fine dell’Ottocento ma quasi dimenticato nel tempo a favore di varietà più produttive. Oggi, grazie a una ricerca meticolosa e alla volontà di valorizzare la biodiversità regionale, questo vitigno torna a vivere come una voce autentica che connette tradizione e contemporaneità.

Il processo produttivo scelto per Iconic Maiolica punta tutto sulla purezza: le uve, coltivate a 280 metri di altitudine su terreni calcareo-argillosi, vengono selezionate manualmente e fermentate in vasche d’acciaio per preservare la freschezza varietale.

Il risultato è un rosso rubino luminoso, che si distingue per un profilo olfattivo nitido e fragrante, dove spiccano note di ciliegia croccante, piccoli frutti rossi e delicati sentori speziati. È un vino che parla di eleganza e leggerezza, lontano dalla pesantezza di certi rossi strutturati, offrendo invece un sorso scorrevole con tannini delicati e ben integrati.

La vera forza di questa etichetta risiede nella sua estrema versatilità gastronomica, che la rende una scelta perfetta per chi ama sperimentare a tavola. Sebbene si sposi idealmente con i salumi artigianali e i primi piatti della tradizione abruzzese, la sua struttura agile gli permette di accompagnare carni bianche, grigliate di maiale e persino pizze gourmet.

La sorpresa maggiore arriva però dalla temperatura di servizio: se sorseggiato leggermente fresco, l’Iconic Maiolica si rivela un compagno inaspettato e armonico anche per piatti di pesce saporiti, come zuppe e brodetti, confermandosi un vino capace di rompere gli schemi con estrema raffinatezza.

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