Ristoranti. Ecco come cambierà il modo di mangiare fuori

Le previsioni per il settore globale dei ristoranti dipingono uno scenario chiaro: l’inflazione rallenta, ma i prezzi restano alti.
I clienti? Meno fedeli, più strategici e alla ricerca disperata del “valore reale”. Tra fast food che costano troppo e trattorie che tornano competitive, ecco la mappa del gusto per il prossimo anno.
Se pensavate che il 2026 avrebbe segnato il ritorno alla spensieratezza pre-pandemica tra tavoli imbanditi e conti pagati senza guardare il totale, dovrete ricredervi.
Secondo le ultime analisi sul Global Restaurant Sector Outlook, stilato da stilato da Morningstar DBRS, il prossimo anno sarà caratterizzato da una parola d’ordine che farà tremare i ristoratori e aguzzare la vista ai clienti: volatilità.
L’inflazione sta frenando, è vero, ma i danni al portafoglio degli ultimi anni si sentono ancora. Il risultato? L’appetito dei consumatori è “resiliente”, ma incredibilmente selettivo. Non smetteremo di mangiare fuori, ma lo faremo con la calcolatrice in mano.

Meno visite ai ristoranti, scontrini più alti: la strategia del “Bundle”
Il paradosso del 2026 sarà questo: i ristoranti vedranno meno facce nuove (il traffico pedonale è previsto in calo nei mercati occidentali), ma incasseranno cifre simili o leggermente superiori.
Come è possibile? Semplice: andremo al ristorante meno spesso, ma quando lo faremo, vorremo il pacchetto completo. I consumatori cercano promozioni intelligenti e “bundling” (i famosi menù combinati piatto+bibita+dolce).
L’obiettivo dei ristoratori non sarà più riempire il locale a ogni costo, ma alzare il valore medio di ogni singolo scontrino per compensare i tavoli vuoti.

Il sorpasso inaspettato: Fast Food vs Ristoranti Casual
Qui arriva la sorpresa. Per anni i QSR (Quick Service Restaurants, ovvero i fast food) sono stati il rifugio sicuro durante le crisi economiche. Ma nel 2026 le cose potrebbero cambiare. A forza di alzare i prezzi per combattere l’inflazione, molti fast food hanno perso il loro vantaggio competitivo.
Il report evidenzia un trend affascinante: i ristoranti “Casual Dining” (quelli dove ci si siede e si viene serviti, ma senza l’etichetta del lusso) stanno diventando più attraenti.
Il ragionamento del cliente è spietato:
“Se devo spendere 15 euro per un panino al volo, tanto vale spenderne 18 e sedermi comodo in un vero ristorante”.
I dati mostrano che il “Casual Dining” è l’unico segmento che sta vedendo una crescita reale delle vendite in alcuni mercati chiave, proprio perché offre un’esperienza migliore a un prezzo ormai non troppo distante dal fast food.
Il nemico numero uno? Il supermercato (e il divano)
Perché i ristoranti soffrono in Europa e Nord America? Perché cucinare a casa è tornato ad essere drasticamente più conveniente. Nel 2025, i prezzi dei menu sono saliti più velocemente rispetto ai prezzi dei generi alimentari al supermercato.
Questo divario ha reso la cena fuori un lusso più difficile da giustificare.
Supermercati e minimarket ne hanno approfittato, migliorando l’offerta di cibi pronti (la cosiddetta gastronomia da banco) a prezzi imbattibili. Per vincere nel 2026, un ristorante dovrà offrire qualcosa che il supermercato non può dare: atmosfera ed esperienza, non solo calorie.

Geografia del gusto: l’Occidente frena, l’Oriente corre
Mentre Europa e USA giocano in difesa, la vera festa si sposta altrove. L’area Asia-Pacifico (APAC) si conferma la locomotiva globale.
Paesi come Cina, India e Indonesia vedono una crescita robusta, spinta dall’urbanizzazione e da una classe media in espansione che ha voglia (e soldi) per scoprire il mondo della ristorazione.
Non è un caso che colossi americani come Chipotle o Papa John’s stiano pianificando espansioni massicce proprio in quei territori.

Tecnologia e Margini: la sfida finale dei ristoranti
Cosa salverà i ristoratori? La tecnologia. App per l’ordinazione, delivery efficiente e piattaforme digitali non sono più optional, ma l’ancora di salvezza, specialmente nei mercati emergenti dove le infrastrutture stanno recuperando terreno velocemente.
Ma restano le spine: i costi. Trovare personale è un incubo (negli USA il 77% dei gestori fatica a reclutare), i salari devono salire per attrarre talenti e le incertezze geopolitiche minacciano i costi delle materie prime.
I margini di profitto saranno sotto pressione: per sopravvivere, i ristoranti dovranno essere maghi del marketing, offrendo sconti che attirino i clienti senza distruggere i guadagni.
In sintesi, il 2026 sarà l’anno del consumatore attento. Chi saprà offrire il giusto mix di “Valore” (che non significa solo prezzo basso, ma qualità percepita) vincerà la partita. Per gli altri, il rischio di restare con la cucina accesa e la sala vuota è più concreto che mai.




