“I need to live” mostra su Juergen Teller

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mostra "I need to live" di Juergen Teller

Dal 28 gennaio al primo aprile, alla Triennale di Milano, si potrà visitare la mostra “I need to live” di Juergen Teller, nato in Germania e vissuto in Inghilterra, considerato uno dei fotografi più influenti della sua generazione.

Dopo il notevole successo al Grand Palais Éphémère di Parigi la mostra, curata da Thomas Weski con il supporto di Saint Laurent by Anthony Vaccarello, fa finalmente tappa in Italia.

All’interno delle undici stanze dell’allestimento ideato da 6a architects, autori anche del progetto dello studio fotografico dell’artista a West London, si possono ripercorrere i 30 anni di carriera di Teller attraverso oltre 1000 opere, aspetto che classifica questa mostra come la più completa mai realizzata sul suo lavoro.

I visitatori potranno rivivere le sue collaborazioni iconiche nel mondo della moda, tra cui spicca quella con Saint Laurent, Celine, Louis Vuitton, Marc Jacobs esplorando i dettagli dei ritratti di personaggi dello spettacolo e della cultura, da Iggi Pop a Kate Moss a Bjork e Kim Kardashian.

Ma non solo, la mostra offre uno sguardo privilegiato su serie fotografiche che narrano frammenti della vita privata dell’artista, dal rapporto con il padre, l’amore per la moglie e le sue figlie, i ricordi d’infanzia. Che si tratti di scatti di alta moda o di uno scatto della sua bambina Iggy, le foto di Teller restituiscono umanità, inevitabilmente imperfetta, ordinaria, a tratti grottesca.

‘Queste non sono quel tipo di foto che pubblicheresti su Instagram; sono il genere di scatti che un amico avrebbe potuto farti, condividerli nella sua storia e poi taggarti’

Queste le ironiche parole di Naomy Fry sul New Yorker a proposito del portfolio pubblicato da Teller per il magazine W in cui vengono ritratti star di Hollywood e attori emergenti e di cui potrete vedere esposti alcuni scatti del progetto alla Triennale.

Nonostante gli abiti firmati, il set sembra improvvisato con auto parcheggiate e alberi spogli a fare da sfondo. La mancanza di costruzione diventa la stessa essenza della scena, adottando un’estetica concettuale che ribalta i tradizionali canoni di glamour.

La fotografia di Juergen Teller rappresenta un’affascinante ribellione al tradizionale concetto di divismo nelle immagini di moda. Contrariamente alla tendenza di ritrarre celebrità in pose glamour e scenari impeccabili, Teller opta per un approccio autentico.

Juergen Teller

Le sue fotografie catturano le figure celebri in momenti di vita quotidiana, sfidando l’idea preconcetta di inaccessibilità e irraggiungibilità. In un mondo in cui spesso si cerca di mantenere un’aura di perfezione intoccabile attorno alle celebrità, le fotografie di Teller rompono questa barriera, mostrando le personalità dietro i volti noti.

I personaggi noti, nelle sue immagini, non sono idealizzati e distanti, bensì presentati in situazioni ordinarie che svelano la loro umanità. Teller cattura la vulnerabilità, l’autenticità e la normalità, consentendo al pubblico di connettersi in modo più intimo con i soggetti.

Questo approccio anti-divismo di Teller non solo sfida le convenzioni della fotografia di moda, ma sottolinea anche la bellezza intrinseca della vita quotidiana e della semplicità umana. Le sue immagini diventano, così, uno strumento per sottolineare che la vera grandezza e il vero fascino, risiedono nella genuinità di chiunque, celebrità o meno. In un contesto in cui l’apparenza spesso prevale, le fotografie di Juergen Teller offrono una preziosa e stimolante visione alternativa.

L’effetto trasandato, dunque, non è un caso di negligenza da parte dell’autore, bensì una scelta estetica ben definita. Tuttavia, il portfolio W è stato oggetto di critiche per presunta derisione delle celebrità, poiché gli scatti sono stati giudicati troppo comuni e trasandati. Infatti, le immagini hanno ispirato la creazione di meme diffusi sui social media che Juregen Teller e i suoi collaboratori hanno deciso di esporre alla mostra alla triennale come proseguo della sezione dedicata al portfolio W.

Juergen Teller

Il suo impatto nel settore della moda trova radici nel background musicale, che lo ha portato a realizzare nel 1990 la copertina di “Nothing Compares 2 u” singolo della cantautrice Sinead o’Connor che gli diede la notorietà.

In questi anni, Teller si avvicina anche al mondo della moda, di cui è possibile trovare un’interessante testimonianza nei servizi fotografici raccolti nel volume “Go Sees” di cui è possibile vedere una copia custodita in una teca alla mostra alla triennale, oltre che poter vedere alcuni scatti esposti.

In questo volume sono contenute foto di giovani modelle che tra il 1998 e il 1999 erano state inviate da lui da agenzie di moda per un casting. Queste giovani bussavano alla porta del suo studio a West London, cercando una possibilità nel mondo della moda.

In questa raccolta, infatti, emergono volti destinati al successo, accanto a volti che svaniranno dalla scena. Teller ebbe un’intuizione geniale: trasformare il casting in un’opera d’arte concettuale attraverso la quale interrogarsi sull’industria della moda di quegli anni.

Fotografando le modelle sempre all’ingresso del suo studio, seppur con soggetti e scenografie differenti, i volti si fondono in quello di un’unica modella. Con questo progetto e con quelli pubblicati per riviste come Vogue, The Face, Another, Index, WMagazine, Self Service, Details, Purple, i-D, sfidando la retorica del benessere e del lusso che caratterizza le immagini di moda degli anni ’80, Teller si afferma come uno dei pionieri del pluralismo contemporaneo, dove diversità diventa sinonimo di glamour.

Juergen Teller

Autentico, autoironico, esilarante e provocatorio, Juergen Teller emerge per il suo approccio visionario e iconico, che sfida il cliché delle fotografie patinate degli anni ’80, introducendo una dimensione di realismo nel mondo del glamour e sovvertendo i canoni di bellezza.

Questo è evidente nelle immagini della campagna primavera-estate 2008 per Marc Jacobs, in cui la modella Victoria Beckham appare irriconoscibile, poiché vengono immortalate solamente le sue gambe all’interno di una busta del marchio.

La fotografia, intitolata “Victoria Beckham, Legs, bag and shoes”, è decisamente dissacrante: la modella stessa diviene il prodotto, equiparata alle borse e alle scarpe oggetto della promozione pubblicitaria.

“I Need to Live” non si limita a essere una semplice mostra che celebra l’artista e le sue iconiche foto di moda; è piuttosto un’immersione profonda nella sua vita e nei legami affettivi. Il progetto “The Myth” realizzato in collaborazione con la moglie Dovile e “Iggy Teller goes Teller ne sono un esempio.

Juergen Teller

Le fotografie del progetto “The Myth” realizzate all’interno del suggestivo scenario del Palazzo Serbelloni, un hotel ricco di opere che evocano la maternità e la famiglia, offrono una prospettiva ironica sul mito della fertilità.

Teller e Dovile hanno catturato immagini in ciascuna delle 97 camere dell’hotel. Le fotografie ritraggono il corpo nudo Dovile, con le sue gambe che talvolta emergono inaspettatamente dietro tende, quadri e finestre, confondendosi con l’arredamento delle stanze del Serbelloni.

Ancora più personale è il progetto intitolato “Iggy Teller does Teller”, dove la protagonista è la figlia Iggy. Il nome è un omaggio all’iconico Iggy Pop, che aveva collaborato in un servizio fotografico e aveva profondamente impressionato i coniugi Teller.

Questo progetto vede Iggy Teller reinterpretare alcune delle iconiche fotografie di suo padre, tra cui quella di Victoria Beckham e l’autoritratto con i palloncini. Inoltre, include scatti rivelatori di momenti della vita quotidiana, come il test di gravidanza e il parto di Dovile.

Emoziona la narrativa intorno al legame con il padre, un filo conduttore pregnante nell’intera esposizione. “I Need to Live”, infatti, trasmette un messaggio positivo di desiderio di vita, quella stessa vita che suo padre aveva scelto di abbandonare, togliendosela a soli 45 anni.

L’esposizione si apre con una tenera foto di Juergen da bambino, immortalato dal padre durante un cambio del pannolino. Prosegue con l’impatto visivo dell’articolo che annuncia il drammatico evento e la immagine di Teller nudo, che sorseggia una birra accanto alla tomba del suo defunto genitore.

Questo rapporto intricato viene ulteriormente evidenziato da un video, esposto alla Triennale, che evito di spoilerare, ma che rappresenta l’emblema del suo stile: ironico, dissacrante e profondamente ancorato alla vita, è una lettera a suo padre, suo suocero e “ai miei amici maschi”.

Il video si conclude con un omaggio al padre e di quando gli regalò la sua prima macchina fotografica, quella macchina che gli permetterà di fissare in immagini iconiche quegli istanti, irripetibili, che sono un inno alla vita.

Rosy Audino

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